Situazione sanitaria e prospettive
Da oltre 50 anni il Seiridium
cardinale (un fungo microscopico agente del Cancro del cipresso)
sta devastando le cipressete e gli impianti ornamentali di molti
Paesi dellarea mediterranea (Foto 1 e 3). I danni arrecati
da questo parassita fungino sono particolarmente severi in Italia,
soprattutto in Toscana ed in Umbria, dove il Cipresso (Cupressus
sempervirens L.) assume notevole importanza paesaggistica,
ornamentale e selvicolturale. Gran parte del paesaggio italiano
è marcato più o meno intensamente da questa pianta.
Il cipresso è presente soprattutto dai laghi pedemontani
del nord ai Colli Euganei, dalla Riviera Ligure alle Crete Senesi,
dal Bosco degli Zappini (CE) fino alla Sicilia. La graduale perdita
dei cipressi, soprattutto in Toscana ed in Umbria, oltre a determinare
un danno naturalistico diretto, influisce sulla salubrità
e sulla gradevolezza dellambiente.
Lazione del parassita
Durante lanno, quando le
condizioni climatiche sono favorevoli, i conidi germinano ed il
micelio penetra nei tessuti della pianta attraverso piccole ferite
presenti sulla corteccia. Queste ferite possono essere causate
dallabbassamento repentino delle temperature (danni da freddo),
da eventi meteorici (grandine), da alcuni insetti o dalleccessivo
accrescimento. I tessuti più giovani della pianta sono
i più soggetti all'infezione. In questi si esaltano le
capacità di penetrazione fisica, nonché lattività
tossica ed enzimatica del patogeno, la cui azione necrotrofica
(Foto 2) porta a circondare ed uccidere lorgano infettato.
Sulla zona corticale uccisa dal patogeno, durante la primavera
e lautunno, si differenziano delle piccole pustole nere
(acervuli) (Foto 4). Queste contengono migliaia di conidi (Foto
5), organi di riproduzione agamica del parassita. I conidi, veicolati
da pianta a pianta dagli scolitidi, da altri insetti, dagli uccelli
o trasportati verso il basso dall'acqua piovana, vanno a causare
nuove infezioni.
La reazione della pianta
Una volta che il micelio
del parassita è penetrato nei tessuti corticali della pianta,
questa reagisce cercando di ostacolarne la progressione.
Il Cipresso, per arrestare lavanzata del micelio e del processo
infettivo, forma una barriera di cellule più o meno suberizzate
all'interno ed emette la resina verso l'esterno. La consistenza
della reazione (pluristratificazione), la continuità, il
grado di suberizzazione delle cellule e la velocità di
formazione della barriera sono solo alcuni dei caratteri che contribuiscono
a bloccare anche temporaneamente levoluzione del processo
infettivo.
Tali condizioni si verificano solo in pochissimi casi (piante
resistenti), permettendo così al cambio di riparare il
danno inferto dal patogeno (cicatrizzazione). Molto più
spesso lazione del parassita e linadeguata risposta
della pianta danno luogo alla formazione di unarea necrotica,
depressa e fessurata (cancro), dalla quale fuoriescono enormi
quantità di resina (Foto 6), principale sintomo di riconoscimento
della malattia.
Non tutte le piante hanno la stessa reazione nei confronti del
parassita.
Alcune muoiono più o meno velocemente e purtroppo sono
la maggioranza della popolazione (84%), altre possiedono un livello
di resistenza intermedio (15%) e solo l1% sono resistenti.
Questi dati sottolineano la devastante potenzialità distruttiva
di questa malattia e sono confermati da quanto sta accadendo in
alcune zone della Grecia (Karistos, Isola dEubea, Megalopolis,
Peloponneso) dove sono già morti rispettivamente il 98%
e l88% dei Cipressi.
Linfluenza dellambiente
Lambiente, nel senso
più ampio del termine, determina sia la diffusione epidemica
della malattia che la risposta degli individui. Infatti la temperatura
e l'umidità regolano la formazione e lapertura degli
acervuli, nonché la produzione, la diffusione e la germinazione
dei conidi. Per esempio, un clima primaverile caldo-umido, con
frequenti gelate tardive, favorisce la produzione, la diffusione
e la germinazione dei conidi; l'eventuale presenza contemporanea
di cretti da freddo ne facilita la penetrazione. I tessuti corticali
delle piante allevate in terreni fertili e ben strutturati oppongono
una minore resistenza alla penetrazione e allavanzata del
patogeno. Su piante geneticamente identiche alle precedenti, ma
poste a vivere in ambienti molto poveri, la velocità di
crescita dei tessuti e lo sviluppo del processo infettivo appaiono
molto rallentati. Lirregolarità nella conformazione
del territorio nazionale determina, nella stessa zona, un'elevata
variabilità di condizioni climatico-edafiche (microclimi).
Ciò fa si che, a parità di valore genetico delle
popolazioni, alcune zone dello stesso territorio siano molto più
devastate dalla malattia rispetto ad altre.
I vettori coinvolti nella
diffusione della malattia
Particolarmente attivi nella
diffusione passiva della malattia sono alcuni scolitidi corticicoli
(Phloeosinus aubei, P. thujae, P. armatus) che compiono
il loro ciclo biologico in parte su piante sane (Foto 7) ed in
parte su piante debilitate e/o morte.
Gli adulti che emergono in primavera, dopo uno sviluppo larvale
avvenuto su organi infetti, possono contaminarsi con conidi o
frammenti di rosura infetta che trasportano su rametti sani e
vigorosi durante la fase nutrizionale (Foto 8). Il ripetersi e
lampliarsi di questo meccanismo di trasporto ha contribuito
notevolmente alla diffusione epidemica della malattia. Solo appropriati
interventi di bonifica, nonché di eliminazione delle piante
morte od ammalate, possono ricondurre la popolazione di scolitidi
a livelli normali di presenza. Anche altri insetti come Orsillus
maculatus, Megastigmus wachtli e Pseudococcyx tessulatana possono contribuire alla diffusione passiva della malattia sui
coni e sui semi del Cipresso, facendo aumentare notevolmente la
produzione di acervuli e con essi il potenziale di inoculo presente
nellambiente.
I
mezzi di lotta
A causa dellaggressività
del patogeno, della suscettibilità della specie e della
natura epidemica della malattia, la lotta risulta difficile e
complessa e va combattuta su più fronti contemporaneamente.
Bonifica fitosanitaria
Uno degli obiettivi della
bonifica è quello di preservare dalla malattia le alberature
ed i popolamenti esistenti.
Lobiettivo può essere raggiunto con labbattimento
delle piante morte o gravemente ammalate e con il risanamento
delle piante infette, laddove questa operazione risulti tecnicamente
e biologicamente possibile.
Lesecuzione di queste operazioni comporta anche la distruzione
col fuoco di tutto il materiale infetto di risulta.Purtroppo,
per la mancanza di regole ben precise e per gli alti costi da
affrontare, la bonifica non può essere effettuata integralmente
su ampie zone. Per questo motivo rimangono numerose aree infette,
sparse sul territorio, che funzionano da focolai della malattia.
Spesso anche il risanamento delle piante ammalate, se non è
eseguito alla comparsa dei primi sintomi (Foto 9) e con tecniche
appropriate, diviene una banale, inefficace e costosa operazione
di maquillage.
Il risultato è legato al grado di preparazione tecnica
degli operatori, per i quali è importante l'aver seguito
dei corsi specifici di formazione professionale.
Lotta
chimica
Il trattamento preventivo delle piante adulte con prodotti chimici
è decisamente sconsigliato per l'incertezza del risultato.
Anche la lotta chimica curativa, eseguita con metodi tradizionali
(aspersione) o con tecniche innovative (iniezione a pressione,
assorbimento corticale, ecc.), non ha dato buoni risultati ed
è quindi sconsigliabile per il recupero dei cipressi colpiti
da cancro. A conferma delle difficoltà che si incontrano
nella lotta chimica possiamo ricordare anche l'elevato numero
dinterventi che sono necessari per prevenire le infezioni
ed assicurare un sufficiente periodo di copertura alla pianta.
Non sono inoltre da trascurare le difficoltà tecniche d'esecuzione
dei trattamenti legate alla compattezza delle chiome ed alla scarsa
penetrazione del prodotto, il rischio di deriva con
il conseguente impatto ambientale, i costi eccessivi, ecc..
Nei vivai, dove le piante sono riunite in gruppi uniformi ed è
importante immettere sul mercato piante sane, si possono eseguire
tre interventi annui: due in primavera ed uno in autunno, con
prodotti benzimidazolici, miscelati od alternati con un contattocida
(diclofluanide).
Miglioramento
genetico
Dal 1975 lIPP (Istituto per la Protezione delle Piante)
del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) sta lavorando alla
ricerca di individui resistenti al Seiridium cardinale.
Luso di soggetti resistenti è uno dei metodi di lotta
più consigliati ed è considerato il primo forte
deterrente contro la diffusione della malattia. Durante gli ultimi
quindici anni sono state selezionate e brevettate cinque piante
di Cipresso resistenti al parassita, quattro di Cupressus sempervirens e una di Cupressus glabra.
Le prime due di C. sempervirens: 'Florentia'
ed 'Etruria', brevettate e messe in commercio
nel 1986, hanno avuto scarsa diffusione per il colore troppo chiaro
del fogliame e per la forma troppo espansa della chioma.
Nel 1990 sono stati brevettati altri due cipressi: 'Bolgheri'
e 'Agrimed 1', oggi molto noti, i quali hanno
caratteristiche decisamente superiori ai precedenti per il livello
di resistenza, per il portamento, per il colore della chioma e
per la velocità daccrescimento.
'Bolgheri': ha un portamento colonnare stretto,
rami corti, sottili, numerosi ed addossati al tronco. Possiede
unottima resistenza al cancro, un ottimo accrescimento,
una buona tolleranza al freddo ed è mediamente sensibile
agli scolitidi. È particolarmente consigliato per impianti
ornamentali.
'Agrimed 1': è dotato di un portamento
colonnare, con forma a fiamma. La chioma, formata da rami assurgenti,
è più espansa alla base e tendenzialmente addossata
al tronco nel terzo superiore. Vanta un'elevata resistenza al
cancro confermata anche in diversi Paesi del bacino mediterraneo,
nonché una buona tolleranza al freddo invernale. E' poco
sensibile agli scolitidi ed è particolarmente consigliato
per alberature ornamentali e siepi frangivento.
Durante la ventennale collaborazione con il vivaio "Il Castellaccio",
della UmbraFlor s.r.l. Azienda Vivaistica Regionale, lIPP
ha impiantato circa 20 ettari di piante di Cipresso, derivate
da incroci controllati e da innesto, che sono tuttora in fase
di studio per la resistenza al Seiridium cardinale.
Un buon numero di questi cipressi, adatti per scopi ornamentali,
per barriere frangivento e per impianti forestali, sono già
stati individuati per la loro capacità di resistenza al
cancro.
Sono inoltre allo studio le attitudini combinatorie di una serie
di piante madri capaci di fornire un'elevata percentuale di discendenze
resistenti al Seiridium cardinale. Con le migliori madri vengono
costituiti arboreti per la produzione di seme délite
da utilizzare per impianti forestali.
Questo lungo lavoro di collaborazione fra patologi, genetisti
e vivaisti ha dato eccellenti risultati che fanno ben sperare
per il futuro del Cipresso.