Prima di procedere ad un impianto è indispensabile effettuare un'indagine pedologica, climatica e topografica della stazione per stabilirne l'idoneità. Sulla base delle informazioni acquisite viene effettuata la scelta del tartufo idoneo in abbinamento alla pianta forestale più adatta. Si riportano di seguito alcune notizie sull'areale e sulle esigenze dei tartufi d'interesse commerciale.
Tartufi neri - T. nero pregiato, T. moscato, T. uncinato, T. scorzone estivo.
Questi tartufi presentano un ampio areale di diffusione interessando varie località dell'Italia settentrionale e centro meridionale, in particolare delle regioni Umbria e Marche, grazie alla confluenza di fattori ambientali ottimali. Le attuali conoscenze sulla biologia dei tartufi, in particolare per i tartufi neri, non escludono la possibilità che anche in altre regioni possa essere effettuata la loro coltivazione: è recente, infatti, il ritrovamento di tartufo nero di Norcia in Sardegna. Quest'ultimo predilige terreni estremamente poveri, di natura calcarea, provenienti da rocce antiche di origine Mesozoica, perciò a reazione alcalina (pH 7,2- 8,2), ricchi di scheletro, discretamente dotati in argilla, permeabili, da poveri a mediamente forniti in humus, azoto e potassio, nonché sufficientemente dotati di fosforo. Gli ambienti più adatti sono situati tra i 400 ed i 1000 m s.l.m., in pendenza per evitare ristagni idrici, con esposizione sud, sud-est o sud-ovest nelle regioni dell’Italia centro - settentrionale; nord, nordest o nord-ovest nell'Italia meridionale. La particolare biologia del tartufo nero, in grado di svilupparsi in località aride ed impervie, consente di destinare alla tartuficoltura i terreni marginali non idonei ad un'agricoltura tradizionale.
Tartufo bianco
Questo tartufo presenta un areale più ristretto per le sue maggiori esigenze rispetto al tartufo nero; richiede terreni freschi, situati nei compluvi e nei fondi valle, possibilmente lungo torrenti e fiumi, di natura geologica marnoso - argillosa a reazione subalcalina (pH 7,2 8), di media fertilità. E' importante che i suoli siano di recente formazione, posti ad altitudine fino agli 800 m s.l.m., in stazioni con oltre 900/1000 mm di pioggia, pianeggianti oppure con esposizione nord-est o nordovest. Tali caratteristiche sono riscontrabili in precisi microambienti diffusi nell'Italia settentrionale e presenti anche nell'Italia centrale. Le conoscenze attuali non consentono di consigliare investimenti indirizzati alla produzione di tartufo bianco, ma la coltivazione può essere consigliata solo per fini sperimentali, fintanto che le ricerche in atto non consentiranno di conoscere più a fondo la biologia di questa specie.
Tartufo bianchetto
Questo tartufo presenta minori esigenze stazionali rispetto al tartufo bianco, con conseguente maggiore diffusione sia in pianura sia in montagna, fino ad oltre 1000 m s.l.m. Preferisce terreni sciolti con reazione da subacida ad alcalina (pH 6,2-8,2) e si associa spesso alle conifere quali piante simbionti.